Il calcio come medicina dell’anima.
Gabriele è un “super tifoso”. Ma è anche un ex paziente che ha conosciuto troppo presto il peso di un percorso complicato. Oggi, però, la sua unica preoccupazione è intercettare lo sguardo di Kenan Yıldız, il suo idolo. Accanto a lui c’è tutta la sua forza: la sorella Martina Greta, mamma Nadia e i nonni, Alfonso e Girolama.
“Per me è molto bello perché ci sono i miei idoli… ho guardato i trofei al museo, ho visto il campo. Esulterò per loro e farò un po’ di cori”, racconta Gabriele con gli occhi che brillano, mentre stringe i gadget ricevuti, simboli di una giornata in cui la malattia è solo un ricordo lontano.
L’esperienza è stata totale: dal tour nel tempio del Museo della Juventus fino all’incontro ravvicinato con i campioni che entravano allo stadio. Per Gabriele, quei “cinque” dati ai calciatori sono stati una scarica di energia pura. Ma per la famiglia, il valore è ancora più profondo.
Nadia, la mamma, non nasconde la commozione nel vedere i suoi figli e i suoi genitori finalmente uniti in un momento di pura gioia:
“Abbiamo passato momenti molto brutti. Ne siamo usciti. Questa esperienza era il sogno di Gabriele. Ringrazio AIL perché queste piccole cose ti danno la forza di andare avanti. Rappresentano un’opportunità per i genitori che affrontano quello che abbiamo vissuto noi: si può uscire grazie alla vicinanza di persone speciali che io chiamo gli angeli!”.